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06/07/2015, 21:22

calcio donne diritti mondiali usa



Mondiale-di-calcio-femminile-agli-USA:-chiediamoci-perchè


 Un movimento che coinvolge un’intera nazione



Il mondiale l’hanno vinto le americane. Ma il calcio - o sarebbe a questo punto meglio dire il soccer - non era uno sport "europeo"?

Per cominciare a capire come si vince, un Mondiale (il terzo per la nazionale a stelle e strisce, successi ai quali vanno aggiunti quattro ori olimpici), basta dare un rapido sguardo ai numeri: tra i giovanissimi americani (12-17 anni, ragazzi e ragazze) la passione per il soccer ha raggiunto quella per il baseball (18%); le tesserate sono oltre 18 milioni, mentre in Germania sono 1,2 milioni e  in Italia siamo intorno alle 20 mila.

La notizia del trionfo della squadra di Jill Ellis (toh, anche l’allenatrice è una donna) oggi è in prima pagina su tutti i media americani, al pari del referendum in Grecia. Sulle tribune dello stadio della finale, naturalmente stracolmo di pubblico, c’era il vicepresidente Joe Biden, e il presidente Obama e la first lady non hanno fatto mancare il loro appoggio via Twitter. Con il  loro hashtag #shebelieves le calciatrici statunitensi sono state supportate sui social network da milioni di fans, fra i quali personaggi tv, sportivi, rockstar e celebrities di ogni tipo.

L’Italia? Ai mondiali canadesi non c’era, a causa di una qualificazione mancata per un soffio. Ah, ma in Italia le giocatrici sono considerate (come tutte le atlete) dilettanti, e, anche ai massimi livelli, sono pagate poco o niente. Quanto alla copertura mediatica e agli investimenti poi... Nell’ultima finale di Coppa Italia le calciatrici hanno dovuto tracciare da sole le righe del campo e ancora si attende che al vertice del calcio femminile nostrano sia nominato il sostituto di Belloli, quello stanco di dare soldi a queste quattro lesbiche...


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